Gentile Dottor Marco Accossato de "La Stampa",
nell'apprezzare il Suo interesse per il mondo dell'ingegneria delle nuove tecnologie e degli Ingegneri Clinici, come dimostrato dall'articolo http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/100252/ , mi permetto di segnalarLe l'esistenza degli Ingegneri dell'Informazione, ovvero degli Ingegneri del software, delle reti di comunicazione e dei computer, alias ICT (Information & Communication Technology).
La componente ICT è ormai fondamentale non solo per il controllo delle apparecchiature ospedaliere, ma per la gestione di tutto l'ospedale; prende in carico il paziente al suo ingresso, registra patologie, è di supporto per diagnosi e terapie, nonché decisiva per una corretta ed ottimale gestione della struttura nel suo complesso: tutte le informazioni basilari passano per le reti di comunicazioni, i data base ed i computer del sistema informatico.
Il software, componente basilare e delicata dell'ICT, invisibile, inodore, insapore, senza peso e senza dimensioni, è ormai indispensabile non solo per le strutture sanitarie, ma anche per le altre infrastrutture critiche: centrali termiche e nucleari, aerei ed aeroporti, imbarcazioni e porti, treni e linee ferroviarie, automobili ed autostrade, ambiente, acquedotti, telecomunicazioni, centrali elettriche, banche ed enti pubblici, forze armate e dell'ordine, protezione civile, etc.
La sicurezza, la salute, il patrimonio e la privacy dei cittadini non possono prescindere dalla qualità e dall'affidabilità del software che ormai è parte integrante della vita di tutti i giorni anche nelle piccole cose: telefonino, bancomat, pagamenti, internet, email, etc..
Ma chi controlla il software? A quali obblighi di legge deve sottostare una componente così delicata della nostra vita, da cui dipendono salute, sicurezza, soldi e privacy?
La risposta paradossalmente è: non vi è quasi alcun obbligo di legge o regolamentazione da rispettare.
Per la "Toma piemontese" o per il "Culatello di Zibello" vi sono invece precise norme e rigidi controlli, ma non per i sistemi informatici!
Questa "deregulation" che crea incertezza e confusione di ruoli, che non fissa protocolli e "good practices", non giova certo all'innovazione ed al conseguente aumento di competitività.
I risultati di questo colpevole disinteresse sono ormai sotto gli occhi di tutti: in campo ICT l'Italia occupa le basse posizioni delle classifiche mondiali (45° posto secondo il World Economic Forum) e sempre più numerosi sono gli inconvenienti ad esso attribuibili (http://www.a3i.it/index.php?option=com_content&view=article&id=15&Itemid=42).
A3I, l'Associazione Italiana degli Ingegneri dell'Informazione, non può quindi esimersi dal denunciare con forza questa situazione e Le chiede gentilmente di contribuire ad informare l'opinione pubblica anche su questo delicato e strategico settore.
Per il Direttivo A3I, il Presidente
Enrico Bettini
www.a3i.it








