A3I - Associazione Italiana Ingegneri dell'Informazione

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Riflessioni sulla gara INAIL da 25 milioni

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L’INAIL, l’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni  sul Lavoro, ha bandito una gara per rinnovare la propria piattaforma web. E’ la prima gara dell’Istituto indetta tramite la Consip s.p.a. «nell'ambito della convenzione firmata lo scorso 13 luglio, che disciplina il supporto di Consip per l'acquisto di beni e servizi dell'Istituto e si inserisce compiutamente nell'ambito delle più moderne ed efficienti strategie di razionalizzazione e contenimento della spesa, di cui ai recenti provvedimenti sulla spending review», come ha comunicato l'Inail stesso attraverso un comunicato stampa del 2 agosto 2012.

Belle parole e bellissimi intenti per il miglioramento della cosa pubblica. Peccato però che l’importo previsto a base di gara per l’appalto sia apparso stratosferico, secondo alcuni  ben 10 volte superiore al necessario, ovvero  25 milioni di euro circa di cui 5 per servizi redazionali!

E questo evoca il clamoroso caso del sito italia.it costato 45 milioni di euro e chiuso dopo pochi giorni, oppure quello del Comune di Roma per l’Expo di Shangai, un sito costruito con un CMS (Content Management System alias software preconfezionato ) e costato un milione e quattrocentomila euro per un evento di soli 4 giorni.

Sulla gara INAIL in questione alcuni eletti dell’Italia dei Valori hanno presentato un’interrogazione, la numero 3-02538 che, per bocca dell’Onorevole Antonio Borghesi, mercoledì scorso è stata esposta in aula al Ministro del Lavoro Fornero per chiedere, in via cautelativa, la sospensione della procedura in quanto mancano, o non si conoscono, studi di fattibilità dell’INAIL per la determinazione della base di gara e quindi per acquisire gli elementi necessari per una valutazione seria di quanto accaduto.

Il Ministro Fornero ha risposto mettendo in evidenza la complessità dell’operazione di rifacimento della piattaforma internet, che dovrà inglobare quella di altri enti, e sottolineando che, nel periodo 2009-2013, per servizi analoghi si spenderanno circa 33 milioni di euro e che quindi i 25 della base d’asta implicano il risparmio di alcuni milioni (per i dettagli vedasi il resoconto stenografico dell’interrogazione).

Da queste parole l’impressione che se ne ricava è che la base d’asta sia stata determinata non dalla stima del costo effettivo, ma dal costo del suo utilizzo o da quello che la sua adozione farebbe risparmiare. Se fosse così sarebbe gravissimo! Non è stato infatti citato documento  di stima che giustificasse tale cifra.

E’ da biasimare inoltre il fatto che l’appalto sia stato classificato come fornitura di beni e servizi, al pari della carta igienica o del toner per la stampante, e non come lavoro pubblico, e quindi soggetto ad una normativa più stringente che prevede la prassi ingegneristica classica: progettazione, direzione lavori, collaudo, nonché la nomina di professionisti abilitati a capo e con la responsabilità di ognuna di queste fasi.

Siamo quindi di fronte all’ennesimo caso che ci ricorda, e ci dimostra, quanto sia ormai oltremodo necessario ed urgente regolamentare tutta la materia che riguarda il mondo ICT. Imponendo riserve e procedure obbligatorie che evitino alla Pubblica Amministrazione sprechi assurdi di denaro e spiacevoli sorprese ai danni dei soliti noti, ovvero i cittadini italiani.

A3I, l’Associazione Italiana Ingegneri dell’Informazione, sostiene da anni questa tesi ed il CNI (Consiglio Nazionale Ingegneri), sia per bocca del Presidente Ing. Zambrano, sia per quella del Delegato all’Ingegneria dell’Informazione, l’Ing. Valsecchi, l’ha fatta propria: si tratta quindi di passare dalle parole ai fatti!

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