A3I - Associazione Italiana Ingegneri dell'Informazione

Ingegneri per l'innovazione, qualità, sicurezza e competitività

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Con l'invito a votare per il rinnovo dei Consigli provinciali: sorge il sole sul mondo ICT

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La circolare n. 194/2013 del Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI) ribadisce e mette in luce quanto contenuto nella recente riforma delle professioni: quella dell’Ingegnere dell’Informazione è una professione regolamentata e, in quanto tale, riservata agli iscritti ad Ordini o Collegi. Nella fattispecie riservata agli iscritti dell’Ordine degli Ingegneri, settore C, ovvero quello dell’Ingegneria dell’Informazione.

Sebbene manchi ancora un altro passo conclusivo, di cui parleremo più avanti, siamo di fronte ad un importante chiarimento sul fronte della regolamentazione di un settore ormai pervasivo, trasversale a tutti gli altri settori, strategico e fondamentale per la competitività, l’efficacia e l’efficienza del sistema Paese.

Finalmente sorge il sole e comincia a diradarsi la nebbia che impediva di vedere chiaramente in un settore lavorativo, quello ICT, che fungeva da “osceno” ricettacolo per le più svariate figure professionali. Tali figure, pur anche valide e competenti, per cause varie, magari dettate dall’urgenza, dalla necessità e dalla scarsità numerica dei professionisti specifici, si collocavano in un settore non loro, rivelando, presto o tardi  salvo rarissime eccezioni, i loro limiti di preparazione e competenza.

Ora la situazione è chiara: le attività specificate all’articolo 46 del DPR 328/01 sono riservate agli Ingegneri dell’Informazione. Esse sono: "la pianificazione, la progettazione, lo sviluppo, la direzione lavori, la stima, il collaudo e la gestione di impianti e sistemi elettronici, di automazione e di generazione, trasmissione ed elaborazione delle informazioni.". Ovvero quasi tutte le attività di alto livello tecnico del settore.
Per chiudere il cerchio della buona gestione ICT manca però ancora un tassello: l’obbligatorietà di seguire i passi lavorativi specificati nel suddetto DPR, costituenti la procedura ingegneristica classica ed imposti dal codice dei contratti pubblici, ma solo per i “lavori pubblici”, ovvero solo per i lavori di ingegneria civile (strade, edifici, ponti etc.).

Attualmente invece i lavori ICT, a dispetto della loro complessità ed importanza, sono classificati “forniture di beni e servizi”, al pari della fornitura di carta igienica e del servizio pulizia locali. E’ evidente l’assurdità!
Confidiamo che essa venga eliminata al più presto e che il Paese possa godere dei benefici derivanti da sistemi informatici di qualità, ben progettati, adeguatamente implementati, collaudati e ben gestiti.  Quindi sicuri, efficaci ed efficienti, complessivamente meno costosi, scalabili e di facile mantenimento.

E’ notizia di questi giorni, emersa dagli studi più recenti relativi al primo semestre del 2013 in Italia ed esposti alla quarta edizione della Conferenza Annuale sulla Cyber Warfare tenutasi a Roma il 19 giugno scorso: le incursioni nelle reti delle aziende italiane e nei settori strategici del Paese sono in costante aumento e necessitano di contromisure adeguate.
In sei mesi sono già oltre 16 mila le azioni informatiche dannose, il doppio di quelle dell’intero 2012 e le perdite subite dalle imprese italiane colpite hanno già superato i 200 milioni di euro.
La lezione che si può trarre da questi fatti è elementare: un sistema informatico sicuro non può prescindere dall’essere ben progettato, ben realizzato e conforme al progetto, ben collaudato e gestito.

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